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KURT, E L’ILLUSIONE DEL NIRVANA

Kurt Donald Cobain vocalist dei Nirvana, portavoce della generazione X , icona del grunge style, incarna il giovane ribelle e dannato, che poga in pista, dai jeans slavati e stracciati, dai capelli lunghi e arruffati, dalle camice a quadri sopra le t-shirt, che incita alla distruzione della chitarra a fine concerto

Anche lui entra a far parte di quel maledetto club del 27, età in cui Saturno si avvicina con carta e penna per fare bilanci

Kurt, genio fragile e tormentato, immerso fin da bambino nell’elemento creativo dell’acqua, disegna, fantastica, ama la musica e suona la chitarra con la mano sinistra, per vibrare insieme alle note che suonano come poesie

Nato con il Sole e Mercurio nei Pesci, appartiene all’infinito del cosmo, dotato di antenne vibranti, tanto delicate, quanto imprigionate dalla forte influenza della Vergine che gli impedisce di vivere in modo libero; tutto si ridimensiona e diventa ordinario, tutto diventa materia e traccia confini, una gabbia per chi appartiene ai Pesci.

E l’amore? impara crescendo a controllare anche quello, a chiudere il chakra del cuore, a difendersi da ciò che può far male, con Saturno congiunto a Venere.

Non gli resta che sbattere e risbattere contro le pareti della vasca, e dietro il vetro urlare muto il suo dolore; cosi sensibile alle influenze esterne, strattonato dalle sue emozioni, è destinato ad esplodere, con Plutone e Urano all’Ascendente che spingono l’acceleratore.

Mostra il suo volto dissacrante e provocatore: canta il suo disagio prima con parole dolci, poi con disperazione, poi con rabbia, intensamente, sempre controcorrente, rivoluzionario e magnetico sul palcoscenico, fino a spiazzare il perbenismo americano di quei tempi.

Nel suo Tema Natale c’è un aquilone planetario talentuoso, immerso nelle profondità marine, come la piena del Nilo che nutre, disseta e fa fiorire l’animo creativo e poetico di Kurt; un aquilone che se instabile genera una spinta centrifuga, cosi potente da svegliare i mostri sottomarini che sonnecchiano negli abissi, e creare maremoti capaci di travolgere tutto ciò che lo circonda

Avrebbe potuto scegliere diversamente: trascendere se stesso e muoversi verso l’ottava superiore di Nettuno, verso lo spirito, verso l’amore universale, verso una maggiore compassione di sé; ma Kurt ha sempre scelto per se stesso: ha scelto di lasciarsi trascinare inerme dalla piena del Vajont, mentre rincorre chimere e sogna, libero, di capovolgersi nelle acque profonde dell’oceano, senza più difese

Cerca spasmodicamente un punto di equilibrio per conciliare gli opposti che si agitano dentro di lui, le sue contraddizioni, il suo cielo complesso e straordinario, una tensione continua tra abisso e salvezza

Cerca il Nirvana per placare la sua rabbia, s’illude e non ci riesce, perché quella melodia che amava da bambino è diventata un rumore forte, acuto, dalle note stonate; si tappa le orecchie, ma non riesce a fermarlo, e allora scappa, cerca rifugio e lo trova nei posti sbagliati, si stordisce di sostanze per anestetizzare il mondo, fin quando nell’estasi, trova il silenzio… e, da buon Pesci, in quella roba, ci ha trovato persino il suo Dio.

Vive in bilico tra le sue contraddizioni: una Luna in Cancro presente nella casa decima per sua natura opposta, dunque da una parte il bambino ancorato, dall’altro quello che cerca indipendenza; traumatizzato dalla separazione dei genitori, rifiuta ogni legame, e perde le sue radici, oscillando tra picchi e cadute, tra rabbia e depressione

Vive un dramma e lo libera sul palco, attraverso la musica il catarsi, un illusione capace di confortarlo, dove può finalmente essere se stesso, dove nessuno giudica, dove trova un senso all’empatia che lo pervade e il suo pubblico diventa famiglia, un grande utero da condividere (Luna in Cancro nella casa della folla); un pubblico che accoglie ogni forma creativa che nasce dal caos, che solo un genio è capace di partorire

Ma col tempo anche il palco della celebrità spegne la luce, e mette in scena la sua vulnerabilità

Non trova più stimoli, e si muove nei canali d’acqua nascosti del suo Marte in Scorpione, e se affiora in superficie si ritrova affamato d’Aria e di Sole, perché nel suo Tema Natale questi elementi mancano.

Manca il Fuoco che scalda e da una direzione alla luce dello spirito; le paure, i dubbi, le angosce restano nel buio, insieme alla Luna; si ferma, cerca un nome al suo dolore, non solo quello animico, ma anche fisico, un dolore che gli corrode lo stomaco e si seda solo con gli oppiacei… lo stomaco, organo cavo, bersaglio di una forte Luna in Cancro, ha bisogno di fuoco per accogliere e trasformare il cibo e tutto il resto che entra… e intanto passa la notte, e quel logorio continuo inizia a bruciare e a diventare ulcera

e poi manca l’Aria che razionalizza e alleggerisce senza catene, l’Aria che insegna a muoversi nella vacuità, a respirare quel sano distacco, a prendere distanza dal vortice delle emozioni.

e piano piano nella sua mente s’insinua un pensiero, in sordina, sussurrato da Marte in Scorpione, vestito di nero, che serve il suo veleno, armato di pistola fumante e sangue; l’ultimo gesto di difesa, estremo e definitivo, che pone fine al suo tormento… Stende un velo e apre una porta verso l’infinito, senza tempo e confini, un Nirvana, dove l’anima di Kurt può volare libera, nell’etere con ali di libellula, e raggiungere il suo stato più puro e intimo.

Grazie per i doni che ci hai lasciato

Vanessa Visani

<<Non ho più la passione, e ricordate, è meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente>>

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